Vizio di volontà

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Santa Burgundòfara
Nasce a Cacofonnes, in Francia, figlia di un conte. Ha due fratelli in crisi di identità, Cagnoaldo e Farone: anche a lei viene profetizzato lo stesso avvenire. Quando il padre la chiama per nome la prima volta, lei si ammala agli orecchi e guarisce soltanto quando in famiglia cominciano ad appellarla col nomignolo “Burghy”. Per evitare comunque ripensamenti o interventi dell’Anagrafe Regia, Burgundofara fugge e si nasconde in una chiesa dove scopre che chi prende i voti può cambiare nome. Da allora fu devotissima, e prese il nome di suor Maria. Ma la perfidia del popolo volle ricordarle sempre i suoi natali, chiamandola continuamente Burgundofara e scandendone anche le sillabe, provocandole ogni volta un travaso di bile. Muore di crepacuore intorno al 675. Sulla tomba c’è una lapide che dice “Nacque Burgundofara, visse Burgundofara, morì Burgundofara.” E’ patrona dei paesi con nomi illeggibili e dei patricidi.
San Dionigi Giustappunti
Vescovo di Lérci nel XIII secolo, sentì fin dalla più tenera età la vocazione alla carriera ecclesiastica, circuendo compagni di scuola anche più grandi di lui per farsi baciare un anello di legno e farsi chiamare “santità”. Crescendo, la determinazione ad arrivare al soglio pontificio lo portò anche all’eliminazione fisica di alcuni concorrenti, azione di cui prontamente si pentì onde evitare ripercussioni. Arrivato ad essere Vescovo, però, cadde in disgrazia presso il suo superiore, l’Arcivescovo Mungivacca (vedi), per una banale storia di sparizione di oboli dei fedeli destinati all’acquisto di una stola arcivescovile intarsiata di zaffiri. La sua carriera si fermò per sempre, nonostante i tentativi di vantare un santo in famiglia (vedi). Patrono degli arrivisti frustrati, viene invocato dagli impiegati la notte antecedente la delibera delle promozioni aziendali.
Sant’Ettore Mungivacca
Nato già Vescovo per via della straordinaria nobiltà della famiglia, divenne dapprima Arcivescovo della Lazzeronia, poi Cardinale e Primate della Congregazione per la Persecuzione degli Scettici. Mancò l’elezione al soglio pontificio solo perché al momento della convocazione del conclave, alla morte di Papa Mefisto I (vedi), si trovava impegnato in una disputa teologica con Dionigi Giustappunti (vedi). Santificato per via del celebre miracolo della moltiplicazione degli zaffiri sulla stola arcivescovile, è oggi patrono dei figli di papà, invocato per lo più dagli ovuli fecondati dai lombi di genitori importanti nella speranza di essere riconosciuti come legittimi.

Questa fu la prima vignetta pubblicata in un blog, nell’anno del signore (Berlusconi, sempre lui) 2004
San Mefisto Papa
Nacque a Stige nel XIII secolo, divenne Papa grazie all’inspiegabile, improvvisa e prematura morte di Papa Fòrnico I (vedi). Fu eletto dal conclave più esiguo della storia ecclesiale data l’improvvisa, inspiegabile e prematura morte della maggioranza dei cardinali papabili. Eletto Papa, pubblicò la famosa enciclica “Rivalutatione Luciferii”, rese legali le messe nere e sciolse l’Ordine degli Esorcisti. Ai pochi che si opposero a queste scelte fu concesso il ripristino del sacrificio della vergine sull’altare maggiore, che tutti accettarono con gioia. Poco prima di morire, si autoproclamò Santo a scanso di equivoci.
Santa Briscola
Santa conosciutissima nelle vecchie taverne ed osterie di tutta Italia, conta devotissimi estimatori anche fra i comunisti più cocciuti e atei. Ne sono stati rinvenuti altarini semiclandestini in tutte le case del popolo, grazie alla recente campagna di scavi archeologici che ha riportato alla luce questi luoghi perduti del passato. Della sua vita si sa pochissimo, a parte che visse sempre a fianco di una scopa e del “ventuno”. Viene invocata nei casi ostinati di stipsi da carico (“Boia che sculo! Mi ci vorrebbe una Briscola!”)
San Fòrnico Papa
Eletto al soglio pontificio fra il XII e il XIII secolo, improntò il suo papato ad una grande rivalutazione del ruolo femminile nella Chiesa e ad una generale distensione nei rapporti con le potenze dell’epoca. Autore dell’enciclica “De vulva eloquentia”, era solito ricevere le delegazioni straniere direttamente nel lettone, tralasciando lo scomodo trono papale. E’ ricordato per la costante presenza attorno al lettone di un nutrito stuolo di giovani suore scalze.