Essere Charlie Hebdo, non essendolo

Oui, je suis Charlie Hebdo, ça va sans dire. 
Siamo tutti Charlie Hebdo.
Siamo stati tutti colpiti, e anch’io sono Charlie Hebdo come voi.
Ma vorrei chiarire, dacché ho una matita in mano, che io non sono Charlie Hebdo.

Non credo che tutti quelli con una matita in mano come me debbano sentirsi chiamati oggi ad essere Charlie Hebdo, a far supplenza.

Semplicemente, abbiamo una matita in mano, come Charlie Hebdo, e una libertà, come Charlie Hebdo e come tutti quegli altri senza la matita in mano.

E’ stata colpita non la satira in sé, ma la libertà di tutti, di parola, di pensiero, di opinione: attraverso la satira perchè la satira, di quelle libertà, è l’espressione più ardita.
Mi sono sentito colpito di persona, ieri, sì, eccome. Forse è la volta che ho sentito più vicino a me arrivare il colpo malvagio. Come quando un fulmine distrugge la casa di fronte, o una malattia sinistra porta via una persona vicina. Poteva capitare anche a me, in qualche misura, semplicemente perchè ho anch’io una matita e la libertà totale di usarla.
In fondo per costoro sono proprio uno di quei cento da educare avendo colpito uno. Sono Charlie Hebdo, in persona.
E quindi, adesso, sento la responsabilità e il peso della matita, anche se al tempo stesso mi sento ridicolo con questa sensazione addosso, io, vignettista di periferia, al quale raramente è stata contestata una vignetta.
Che dovrei fare? Ho un’arma, e quindi sentirmi obbligato a usarla come tale, e cominciare a disegnar maometti? Non ne ho fatti finora, perchè cominciare adesso?
Ho sempre cercato di non offendere nessuno, disegnando, preferendo sperare di far pensare prendendo per il culo, piuttosto che offendere. Forse non è nemmeno esattamente satira quella che faccio, o forse più praticamente dovremmo inventare un sacco di aggettivi qualificativi da metterle accanto a seconda dei casi e delle declinazioni.
Ma oggi, dopo Charlie Hebdo, non voglio comunque sentirmi obbligato a cambiare.
Non voglio dover diventare Charlie Hebdo.
Rivendico il diritto di non dover diventare Charlie Hebdo.
Disegnerò, per quanto riuscirò, esattamente come prima. Magari non le stesse cose, chissà, ma certo con lo stesso metro: quello che riterrò utile e degno d’essere guardato, che siano estremisti islamici ignudi o delicate farfalle.
E sì, con una nuova consapevolezza, ma con intatta la mia libertà: libertà che devo a tanti, e che devo anche a Charlie Hebdo, non da ieri.

Ma i barbari non devono cambiarci nè in un senso nè nell’altro: autolimiteremmo la nostra libertà, e faremmo il loro gioco, in ogni caso.

Se cedessimo, appena tornassimo a disegnare fiorellini, sarebbe un cedimento alla barbarie. Invece, così, sappiate o voi censori di pensieri che anche in ogni innocente e insulsa cazzata che disegneremo d’ora in poi, anche lì, per voi ci sarà un po’ di Charlie Hebdo. Tiè!
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Io e Andreotti, vent’anni fa

Guarda tu le combinazioni!

Esattamente venti anni fa, il Vernacoliere di maggio 1993, ospitava in un angolo la mia primissima vignetta mai pubblicata. Giusto sotto ad una risposta del Vero Divo Ettore Borzacchini (altroché, cchè!) e a fianco di una Uno di Terricciola rubata da varche buiùlo dell’epoca.

E, per la mia commozione, c’era proprio il caro vecchio Giulio Andreotti. E, senza la sua dipartita odierna, non mi sarei mai e poi mai ricordato di celebrare questo anniversario.

Andreotti vignetta vernacoliere 1993

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Il renzian fuggiasco

[Nojoke mode on]

 Queste primarie mi hanno fatto tribolare un sacco. Nel senso buono, intendiamoci: continua a sembrarmi un miracolo la civiltà in cui si sono svolte, e l’attenzione ai programmi dei candidati invece che ai candidati stessi, anche se i confronti tv sono giocoforza superficiali.

Tanto che, pur non avendo un ‘mio’ favorito, mi sarebbero andati bene tutti (si fa per dire), e di certo voterò questa coalizione, che il leader abbia o meno i capelli sulla fronte. Ho anche pensato di non votare, e far scegliere al destino, però sarebbe stato un peccato non poter dire ‘io c’ero’.

Allora chi scegliere? Bersani è sufficientemente affidabile e credibile per la sua esperienza e nel garantire una evoluzione nella ‘continuità’, nel non escludere nessuno a priori. Un bravo umarell. Però ogni cosa la fa “un pochino, piano piano…”. Il momento sarebbe invece quello dell’ora o mai più, del cambio netto, radicale. L’Italia VA cambiata. Se non ora, quando? E accidempoli al Renzi, l’ha occupato bene, quel fronte. Trovo sostanzialmente giuste le motivazioni degli endorsement renziani, come questo. Però, oh, ragassi, c ‘è un problema. E’ il Renzi: quello di Marchionne, delle battutine, della privatizzazione dell’Ataf, del fo-tutto-io, degli slogan, del divorzio dal Civati

C’è qualcosa di nuovo, oggi, nell’aria, anzi, di antico. Qualcosa che non va bene, che non basta, nella proposta di Renzi.  Manca il ‘con chi’. Ché son d’accordo che non dev’essere Casini, ma non può neanche essere lui da solo, con qualche amico suo.

Se c’è qualcosa che la crisi ci insegna (e l’esperienza: domani faccio pure 42 anni, ormai sono a metà strada tra il vecchio e il bambino), è che bisogna il più possibile comporre tutte le esigenze. Quelle sane e oneste, naturalmente: al culo tutto il resto.

E non mi piace quel messaggio del “se non vinco, torno a casa, e chi mi ha votato è libero di andarsene”. No, se non vinci arrivi secondo, e allora hai una responsabilità enorme, che è quella che ti ha dato chi ti avrà votato, che è amico mio uguale. Non puoi andare a casa, devi star lì, a cercare anche tu di acchiappare il tacchino sul tetto. E se vinci, simmetricamente, devi includere e rappresentare anche chi non ti ha votato.

Insomma, via, voto Bersani, del resto è la prima volta che mi capita.

Ma con un sacco di se e di ma, perché anche Matteo ha una buona fetta di ragione. Perciò non voglio che nessuno gli torca un capello, da lunedì. Del resto, dà molta più soddisfazione tirare i baffi a D’Alema, e spettinare Rosy Bindi.

Ah, e da martedì voglio vedere mantenuta la prima promessa, addirittura pre-elettorale: le primarie per i parlamentari.

 [Nojoke mode off]

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I have a dream

(cose che vengono in mente leggendo cose così)

E' tempo per uno sciopero europeo

E’ tempo per uno sciopero europeo
It’s time for a european strike
Es ist Zeit für eine europäische Streik
Il est temps pour une grève européenne
Es hora de que una huelga europea
On aika Euroopan lakko
Det är dags för en europeisk strejk
Het is tijd voor een europese staking
Czas na europejskie strajku
Je cas pro evropskou stávku
Itt az ideje egy európai sztrájk
Cas je za evropske stavko
Je cas pre európsku štrajk
Este timpul pentru o greva european
Det er tid for en europeisk streik
Det er tid til en europæisk strejke

Se mi sbalio mi corigerete…

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Proposta di legge di iniziativa popolare

detta dell’ ARMISTIZIO BREVE, o LODO CAPAREZZA

Art. 1
E’ completamente sospesa dal giudizio della magistratura ciascuna delle quattro più alte cariche dello Stato dal momento delle sue dimissioni fino al momento della eventuale assunzione di nuove cariche pubbliche di qualsivoglia genere, senza limiti di tempo.

Art. 2
E’ altresì consentito a tale soggetto, nel periodo di valenza definito dall’articolo 1, l’espatrio verso paesi non-UE a tempo illimitato.

Fatto questo, applicherò volentieri il mio vecchio lodo mai sciolto…

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Homo nuclearensis

Ma se noi oggi dovessimo smaltire i rifiuti altamente tossici che l’uomo di Neanderthal ha lasciato 20.000 anni fa per accendere il fuoco destinato a cuocere la sua bistecchina di facocero, che opinione avremmo di quella specie?

E come ci chiameranno a noi, fra altri 20.000 anni, gli Homini Finalmentesapiens (se esisteranno e saranno sopravvissuti allora saranno per forza davvero sapiens), dai quali saremo antropologicamente diversi, visto che li abbiamo condannati a ciucciarsi le nostre scorie nucleari per poter noi usare il frullatore, l’aria condizionata e la scopa elettrica?

Se qualcuno del forum nucleare, fra un arrocco e l’altro, può rispondere, gliene saranno grati tutti i miei discendenti. Basta una risposta, senza quorum.

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Ein bescheidener vorschlag – una modesta proposta

Tendiamo al modello elettorale tedesco, vogliamo restare attaccati alla locomotiva economica tedesca, invidiamo l’efficienza tedesca, le infrastrutture tedesche, il pragmatismo tedesco, le auto tedesche, il calcio tedesco, l’inno nazionale tedesco, gli stipendi tedeschi e ora anche l’orario di lavoro tedesco.

Sono 150 anni che non ci riusciamo, con mille sforzi.

Ma se ci annettessimo direttamente alla Germania e festa finita?

Abroghiamo l’intero corpus di norme italiane e adottiamo quelle tedesche.
E risparmiamo un parlamento, un governo, eccetera eccetera.

Pensiamoci

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