Dopo Twitter, il Papa si iscrive anche al Movimento 5 Stelle!

Il Papa al Vaffa Day

Nella foto, il Papa prende parte all'ultimo Vaffa Day del movimento

ROMA – Non si placa l’ondata di rinnovamento che sta scuotendo la Chiesa Cattolica. Dopo aver finalmente constatato che la terra gira intorno al sole e aver ammesso i film di Harry Potter ai cinema parrocchiali, ecco che Benedetto Sedicesimo varca le frontiere dello spirito dei tempi. Non pago dell’account su twitter, aperto dopo accurata verifica da parte dei legali del vaticano che non comportasse alcun tipo di tassazione supplementare, Papa Ratzinger ha annunciato di voler provare tutte le opportunità gratuite offerte dal web 2.0.

E dopo aver postato la toletta mattutina su instagram,  e aver riciclato su facebook alcune battute del Dalai Lama, ha annunciato  la sua prossima iscrizione online al Movimento Cinque Stelle.

“Primarie PD mi anno teluso” ha detto ai giornalisti “o fatto preiscrizione web ma mi anno risposto ke non potefo fotare perké ero resitente all’estero. Pekkato, perkè marxisti per tabacci mi afefano appastanza konfinto, e alla fine poi a finto il solito komunista. Meno male ke o trovato PeppeKrillo: mi a akkolto a praccia aperte, anke se mi a spiekato che il titolo di guru tel web spetta komunque a Kasaleggio, e non posso kantitarmi perkè iskritto troppo tardi”

“Finalmente o trovato moto di parlare alla cente, perke la cente siamo noi e il potere ci temono.” ha poi proseguito, “Sono sinceramente konvinto ke kwesto sia futuro, e sia necessario profondo rinnovamento, all’esterno della Santa Kiesa. Atesso posso annunciarvi anke ke nel 2026 tutta umanità sarà konnessa, nel 2030 tutti cittadini elecceranno coferno montiale fia internet, nel 2041 ogni kristo scenterà talla kroce, sarà tre folte natale e paskua tutto l’anno”.

Prima di lasciare i giornalisti per controllare come vanno le cose su Farmville, ha voluto seccamente smentire le voci che riportavano le sue intenzioni di riformare il meccanismo elettivo del prossimo pontefice sostituendo il conclave con primarie on-line aperte a tutti.

(anche su www.ilsaturante.it)

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Canzone delle domande consuete

Renzi Bersani Primarie PD confronto Tv

Un vecchio e un bambino si preser per mano
E andarono insieme al tg della sera.
Bandiera rossa suonava lontana
Lo studio brillava di luce non vera.

Il centrosinistra sembrava arrivare
Fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare,
E tutto d’intorno non c’era nessuno
Solo il tetro contorno di torri di fumo.

I due contendevano quel che rimaneva,
Il vecchio parlava, e l’altro correva.
“Sarò presidente”, diceva Bersani
Seguendo il ricordo di miti lontani.

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni
Non sanno distinguere il vero dai sogni,
I vecchi non sanno, nel loro pensiero
Distinguer nei sogni il falso dal vero.

E Renzi diceva, guardando lontano,
“Immagina questo coperto di grano,
Immagina i frutti, immagina i fiori
E pensa alle voci e pensa ai colori

Nel centrosinistra, laddove si perde,
Ricrescono gli alberi e tutto ora è verde,
Non c’è più la loggia, si fa lo ius soli,
E torna il lavoro, e i gay ai matrimoni”

Il bimbo ristette, lo sguardo furbino,
Gli occhi guardavano il telefonino,
E poi disse al vecchio con voce sognante
“Mi piaccion le fiabe, ne racconto tante”

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Previsioni foscole

“A Matteo”

    Forse perché del cavalier uscente
tu sei l’imago, a me a verso non vieni
o Renzi! E quando ti corteggian gente,
donne lascive, e personaggi alieni,

    e quando dal verboso aere inquiete
tenebre e lunghe alla sinistra meni
sempre sei intervistato, ché le secrete
vie per Arcor soavemente tieni.

    Vagar mi fai col tuo pensier difforme
che va dal nulla interno, e intanto fugge
questo reo tempo; e fan con te le norme

    delle primàr con cui ci si distrugge!
e mentre io guardo la tua face, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

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Sinistra sbolenfia

E la Sinistra, sinistra, somministra
Varie carie dentarie alle primarie:
si registra l’ex ministra o chi amministra,
Fanno malanno e danno l’orticarie.

Renzi: sentenzi, e, di silenzi, pochi.
Bersani: mani in mani, e invece: troppi.
Civati e i ‘nati’: andati fuor dai giochi.
Progetti stretti, già letti, e un po’ zoppi

Si spera in rosso di sera? c’era: Vendola.
Ma l’abbini agli abomini di Casini,
E alieni, ottieni freni, dividendola.

Grillo è un assillo, oscillo, fo confronti…
Adesione all’astensione a profusione?
Codesta banda è funesta… resta Monti.

Spiegazioni
Un branco di poeti pazzi mi ha recentemente iniziato su facebook alla pratica del sonetto sbolenfio (poi si dice della dannosità sociale dei social network), del quale -incredibile a dirsi- ignora l’esistenza perfino wikipedia (anzi, qualcuno dovrebbe provvedere).
I sonetti in quesione sono autentiche torture per l’avventato poetastro che voglia cimentarvicisi. Prevedono la presenza del più possibile numero di rime interne ai singoli versi, e preferibilmente (cosa che io però non ho rispettato) rime sdrucciole. Con ogni probabilità andrebbero scritte su di una gamba sola mentre ti scappa la pipì, per rendere la cosa ancora più acrobatica.
Siamo gente strana, in effetti.
Dai miei brevi studi, assistito dall’esimio prof. Gùgoli, la pratica risale ai componimenti di Argia Sbolenfi, alias Olindo Guerrini, notevole personaggio di fine ottocento che non conoscevo perchè sono un illetterato, e che non sfigurerebbe in certi gruppi facebook d’oggidì.
Di lui parla wikipedia in questa pagina (sembra un Jean Reno ante litteram).
Qui altre notizie, e qui le rime di Argia Sbolenfi integrali.

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Lecturae Esodantis – parte terza – finale

Dopo la prima e la seconda parte, ecco il gran finale del celeberrimo canto V-bis, in cui si narra del girone degli esodati, dove il poeta incontra due anime eternamente legate fra loro, in espiazione, anch’essi esodati dal futuro incerto: Bersani e Alfano. Ed è il più anziano dei due che prende parola:

 

      «O elettor grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che nel tempo sottraem lo scrigno,

      Sul grillo il voto tuo non sia riverso,
noi qui brighiamo ancor per la tua pace,
abbi pietà del nostro mal perverso.

      Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ’l vento, come fa, ci tace.

      Trema la terra dove nato fui
In quella valle dove ’l Po discende
che ora ha pace, co’ seguaci sui.

      Monti, ch’all’alto scran ratto s’apprende
prese costui deh la bella poltrona
che mi fu tolta: e ’l modo ancor m’offende.

      Monti, che nulla tassa evader perdona,
mise quest’uom a dar con me manforte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

      Monti condusse noi ad una morte:
E Grillo attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

      Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso e tanto il tenni basso,
Che un giornalista disse: «Beh? Che pense?».

      Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

      Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Piergigi, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

      Ma dimmi: al tempo dei vecchi rigiri,
perchè e come concedeste a Arcòre?
Ne conosceste i palesi raggiri!».

      Ed egli a me: «Non ho maggior dolore
che ricordarmi del tempo felice
in cui bastava dar contro al Signore.

      Ma se conosci l’antica matrice
del mio partito e da che cosa è affetto,
capirai che mi lega a ‘st’infelice.

      Litigavamo un tempo per diletto
finchè lo spread un dì non ci costrinse
a darci mano invece che dispetto

       In più fiate re Giorgio ci convinse
Ad appoggiar governo a entrambi inviso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

       Quando leggemmo un giorno all’improvviso
Questa riforma della Dea Badante,
Dicemmo ‘faccia lei’ e fu deciso:

      e la votam con man tutta tremante.
Galeotta la riforma e chi la scrisse:
quel giorno più non fum significante».

      Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
ne ebbi men che sole in un’eclisse.

      E cadder come corpo morto cade.

 

 

…e pensare che qualche mese fa pensavamo fosse cominciato finalmente il purgatorio… Ahi serva Italia… no, ora basta, tranquilli, mi calmo.

Che mi perdoni il Sommo tanto ardire.

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Lecturae Esodantis – parte seconda

Continua dalla puntata precedente, gentilmente ripresa da bimboalieno, -il cui blog vi consiglio per tutt’altri migliori motivi-

[…]
      E come i candidati al cda Rai,
che fanno in aer di sé sì lunga riga,
così vid’io venir, traendo guai,

      ombre portate da la detta briga;
per ch’i’ dissi: «Susanna, chi son quelle
genti che la megera sì gastiga?».

      «Li primi di color di cui novelle
tu vuo’ saper», disse Camusso a botta,
«furono quei cui alzaron l’asticelle

      Fecero la lor strada interrotta,
fidando la certezza della legge,
Che invece guarda lì com’è ridotta.

      Son quattrocentomil di cui si legge
cui Mastrapasqua fece quella chiosa,
E ancora Monna Elsa non corregge.

      sessantacinquemil è poca cosa,
Pure s’ostina a non vederne il neo
Tant’è caparbia, quella vecchia sposa.

      Altri cinquanta, forse, e marameo,
potran trovar posto tra le postille,
Purchè rimanga intatto il suo trofeo.

      Tutto molto italiano». E più di mille
ombre mostrommi ed indicommi a dito,
che non poteo creder alle pupille.

      Poscia ch’io ebbi tutto questo udito
ed ebbi maledetto i ministeri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

      I’ cominciai: «Susanna, volontieri
parlerei a quei due che ’nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».

      Ed ella a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi di quanto gliene frega
Di tutto ciò. Che pena… ma verranno».

      Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a Ballarò, s’altri nol niega!».

      Quali colombe dal disio chiamate
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere dal voler portate;

      Sono Bersani e Alfano, e già sorrido,
a noi venendo per l’aere maligno,
sì forte fu l’affettuoso grido.

[continua]

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Lecturae Esodantis

(dall’idea di un twit di bimboalieno)

      Così discesi dal cerchio operaio
giù nel novissimo, in do’ si tir la cinghia,
e tanto fa dolor, che punge a guaio.

      Stavvi Fornero orribilmente, e ringhia:
Calcola i contributi co n’occhiata;
giudica e manda secondo ‘stamminghia.

      Dice che quando l’anima d’annata
le vien dinanzi, resta sì perplessa;
ed ella con la ruga corrucciata

      Calcola il quid con formula complessa
e piange con dolor in quelle volte
che trova un altro ch’affolla la ressa.

      Sempre dinanzi a lei ne stanno molte;
vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
dicono e odono, ma mai verranno ascolte.

      «O tu, già pronto al doloroso ospizio»,
dissemi Elsa quand’ella mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

      «guarda che c’entri, e mica ci hai da ride:
t’inganni se vorresti non intrare!».
Ecco Camùs, la duca mia: «Che gride?

      Ti vo’ impedir lo suo fatale andare!»
«vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».

      Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

      Io venni al limbo senza contributo,
perchè il lavoro mio era in tempesta,
e da contrari venti combattuto.

      La crisi infernal, che mai non resta,
ai meno accorti fa la sua rapina;
«E lei lo sa, non faccia la modesta».

      Quando giungemmo innanzi a la ruina,
A zero il pil, corrotto il parlamento,
si bestemmiò anche la virtù divina

      Scordando che così fatto tormento
Era dovuto ai moti elettorali,
Che Silvio soggiogò, col suo talento.

      Ed ora qui c’è lei che tarpa l’ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena
che contributi un n’ha previdenziali.

      di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.

(Continua)

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Da oggi, puoi diventare Potere Forte anche tu! Scopri come!

Sono aperte le iscrizioni alla selezione per titoli finalizzata all’assegnazione di n. 3 posti di “Potere Forte” per il corrente anno. La carica avrà validità triennale, rinnovabile secondo le consuete modalità. Potranno presentare domanda tutti coloro che ritengono di avere le caratteristiche di idoneità al ruolo, da indicare dettagliatamente in apposito curriculum da inviare alla Presidenza del Consiglio, con allegata certificazione ISEE. Costituirà titolo preferenziale l’aver già svolto il ruolo nel quarantennio precedente.

Astenersi perditempoPoteri forti

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La riforma del Concilio Adriano II

Hoc Puer Ex Via Gluck
(Celentano – Ratzinger)

Quod suus historia / unius de nobis
qui etiam natus / forte in Via Gluck
in domum extra / civitatem
in quiete populus / qui operatus.

Ibi ubi stabat herbas est / nunc civitatem
et quod domum in silvis, ubi nunc es?

hoc puer / ex Via Gluck
fruendum / ludens cum me

Sed unum die dixit / ego ire ad urbem
et quod dixit / dum clamor
dixi illi: “Amice, / non facio libenter?
vai tandem / manere in urbem.
ibi invenies rerum quod / non habebat hic
Te potest lavabit ad domum sine / in atrio descendit”

“Mi amice,” inquit / “hic natus sum
et in hoc via / nunc relinquo cor meum.
Quomodo nondum / intelligitis?
quod est felix pro / vobis quod manere
discalceatus / ludere in agris
dum ibi in centrum / ego spirant caementum

sed fuerit unum die cum redire
tamen hic
et ego sentio amicus comitatu ut
sibilabit …. ua ua! “.

anni transeunt, / sunt longae octo
sed longe venerunt / quod pueri
sed non oblivisci / suum primum domum
horas pecuniam / potest emere
redit et non invenit / amicis qui habeat
tantum domos super domos, / bitumine et caementum

ibi ubi stabat herbas est / nunc civitatem
et quod domum in silvis, ubi nunc es?

nescio?
nescio quid semper / ædificaremus / domos?
et non dimittet herba
non dimittet herba

et non
si ire debemus in hoc
qui scit
quam nobis facere

qui scit
qui scit
quam nobis facere

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Tutti i dettagli in cronaca

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Genova per noi

GENOVA PER NOI
(Pisapia-Zedda-De Magistris)

Con quella faccia un po’ così
quell’espressione da PD
che abbiamo noi
che abbiamo visto Vendola
che ben sicuri mai non siamo
Che quel centro dove andiamo
non c’inghiotta e non torniamo più

Eppur parenti siamo un po’
di quella gente che c’è a SEL
che in fondo in fondo è come noi,
selvatica,
ma che paura
che ci fa quel male oscuro
che ci ferma anche le lotte
e non ci lascia mai.

Vendola per noi
che stiamo dietro alla lavagna
e andiamo ancora in piazza rare volte
e il resto è la solita lagna

Vendola, dicevo,
e’ un’idea come un’altra
Ah, la la la la la la

Ma quella faccia da PD
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi
mentre guardiamo a Vendola
ed ogni volta l’annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po’ randagi ci sentiamo noi.
Sinistra! scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea… fantasia!
…e intanto, nell’ombra dei loro armadi
tengono Lusi e vecchie magagne

lasciali! questi sondaggi elettorali!
L’UDC ha i giorni tutti uguali!
In un’immobile campagna
Elettorale magna-magna
i bandieroni rossi sono un sogno
e SEL è un lampo giallo al parabrise

…Con quella faccia un po’ così
quell’espressione da PD
che abbiamo noi
che abbiamo visto Vendola
che ben sicuri mai non siamo
che quel centro dove andiamo
non c’inghiotta e non torniamo più

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