Buona fine danno

Lo guardo, lo miro,
lo penso, lo stimo,
l’osservo, lo giro,
Ma duemilaundici
resta un numero primo

E sarebbe migliore
Se tutti lo usassimo
Come comune massimo
denominatore

Perciò l’augurio, risibile,
E’ che dia buoni frutti
e che sia divisibile
Non per due, non per tre, non per undici
Ma fra tutti

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Cinquemiladuecentocinquanta e uno

ATRIDE 5251
Fin da quando quel dì nel campo scese
E son passati più di sedici anni
L’Italia, e la sinistra, gli s’arrese
E cadde dentro ai suoi palesi inganni
Alla rivoluzione milanese
Al mito imprenditore dongiovanni
C’è poco da restare esterrefatti
Siamo più conniventi che assuefatti

Si accettano scommesse su quale sarà l’ultima ottava della serie…

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Lettere dal fronte

Un amico mi invita a nozze proponendomi una serie di anagrammi e sfidandomi a proporne di nuovi della lodevole frase

Liberiamo l’Italia da Berlusconi

Ecco il mio contributo, in forma –rullino i tamburi– di sonetto:

Abile al sublimare idolatrico
L’illiberale abuso marcia nitido
Ora ballino le mie adulatrici! Bis!

Stillicidio amorale: bela, ruba.
Biasimatelo: udirà, incrollabile.
Adorabile sultano? Ribelliamoci!

Abiuram la tele, balordi siliconi!
Ricino all’adultero biasimabile!
Alt al Colle! Oramai sì, ubbidire!
Iella, l’aids, cianuro, tomba: liberi!

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De vulgari eloquentia

Disse il berlusca “non m’importa niente
Di quel che dice lei, signora Rosy
Per me è più bella, lei, che intelligente
Io ascolto solo seni prosperosi”
Occorre allora un punto dirimente:
Quest’uomo e i suoi sodali forforosi
Cosa direbbero se uguale umiliazione
Gliela infliggesse un orrido donnone?
 
Inversa non è data l’occasione
Mai donna disse a lui “oh pederasta
Non è che sono dell’opposizione
E’ che tu mi fai schifo punto e basta”
Ma il pover’uomo, anziano e villanzone
La donna lui l’accetta se è entusiasta
Delle sù grinze, allora, sì, s’arrende
L’ascolta, e dalle grandi labbra pende
 
Da questo tutto il resto ne discende
Il modo in cui le usa e le propone
Quello che fanno tutte le sue aziende
E’ fare merce in carne o in silicone
Del corpo delle donne, e quelle vende
E il prezzo è basso, è merce d’occasione
Per un quintal di ciccia da bordello
Ti chiede in cambio un etto di cervello
 
Spesso anche la sinistra fa zimbello
Della donna non bella, e fa peccato
Non voglio io cadere nel tranello
E unirmi al grande gusto omologato
Sarà che ognuno pensa un proprio ‘bello’
Ma in quello un mi ci son mai ritrovato
La Bindi è sempre stata dileggiata
Così tremenda non l’ho mai trovata

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L’ode al fano

Per la Consulta è già pronto lo strale
Se oserà fischiare al grande fallo
Si abbatterà di nuovo il fortunale
Se la magistratura non dà avallo
E questa volta sì, sarà esiziale
Pronta è la jena, pronto lo sciacallo
Prescrisse il nano alla magistratura
Illacrimata e ignota sepoltura
(ATRIDE 3579)
Un'ottava al giorno. Come minimo.

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Canta che ti passa

Speriamo che sia l’ultimoIl gruppo virtuale di poeti bernescanti antiberluska il prossimo 26 aprile compirà un anno e lo festeggerà con una impresa mai tentata prima: la lettura integrale e senza interruzioni delle 2000 ottave antiberluska prodotte dal gruppo in questi 12 mesi. Il tutto avverrà a Prato, località Viaccia, al Circolo LA LIBERTA’ DEL 1945, via Pistoiese 659 dlle 15 alle 24. Ci saranno due postazioni che agiranno contemporeamente: una per le ottave da 1 a 1000 e l’altra per quelle da 1001 a 2000.
L’idea è che ad alternarsi nella maratona sia il maggior numero possibile di cittadini antiberluska. Chi è in grado di cantare le ottave le canterà, chi si sente negato per il canto le declamerà. La lista dei cantori-dicitori è ancora aperta. Ci sarà anche un palco per le ottave improvvisate, la musica dal vivo, poesie e monologhi, la “Lotteria dell’ottava” con 2000 numeri, degustazioni eno-gastronomiche e la torta di compleanno col candelotto risatogeno.

Siete tutti invitati a partecipare e mi raccomando: SERVONO VOLONTARI!

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Richter for president

La terra scuote il dorso come un cane
E noi che siam le pulci andiamo a terra
Le nostre case ahinoi lillipuziane
Peggio sono di quelle d’anteguerra
Nei costi non son mai le vite umane
Fanno ricavo le bare sottoterra
Un tempo si pensava più al futuro
Ora soltanto a far più lungo il muro

Il mur fra gli altri e me mi fa sicuro
Il muro nuovo allargherà il tinello
Il muro è fatto a nero e non fatturo
Il muro che ci abbiamo nel cervello
Ma è un muro nientaffatto duraturo
Di sabbia e ghiaia e sopra un travicello
E a noi come a novelli porcellini
Cadon come fuscelli i terrazzini

Fatti da costruttori truffaldini
Cui tutto noi da sempre si consente
Quello che conta sono i bei quattrini
Mica la vita di codesta gente
E dal Vesuvio a tutti gli appennini
Si pensa sempre e solo col presente
Un tempo era un grande viale ombroso
Ora il futuro è un viottolo tortuoso

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I due novembre


ATRIDE 1654
Tutti artefatti i TG della sera
Prendi ad esempio il caso di Eluana
contro agli Englaro in massa ci si schiera
Ma è solo una ingerenza vaticana
Ai vescovi si cede alla leggera
Solo per stare sulla carovana
Silvio è immortale e quindi se ne frega
Che moian tutti gli altri ‘mportasega
(ottava antiberluska)

(www.giuda.it)

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Ottave sparse

Ultimamente sono in vena 🙂

Veltroniana 

Cari compagni, pastori d’Abruzzo,
Ho pronta la ricetta per svoltare:
La politica sia quella dello struzzo
Col capo nelle nubi, per cambiare.
Ma dentro il mio PD sento un gran puzzo
Perciò vi dico: è tempo di migrare.
Adesso quindi scendo giù dal pero
E me vo nel continente nero.

 A Silvio, best wishes

Auguri a te, o sommo condottiero
Che sei il nano il più alto del mondo
A te si prostra grato il mondo intero
O forse sta solo toccando il fondo.
Ti auguro il riposo, son sincero
In modo improvvisato e assai facondo
Piccolo dono, ridicolo al confronto
Il pacco tuo per noi era bell’e pronto.

E per finire, un virtuosismo che arriverà fra un po’ sul sito appropriato (è l’ottava n. 1249 della gloriosa catena, mica pizza e fichi)

Basta alla Casta

La casta va cassata a fava ad asta
Barava: andava a casa dal Banana
Ch’arda! s’ha a andà a fà ‘na gran catasta,
S’ha da fà fà dan-dan alla campana!
Cacata ha la tal casta fatta vasta
Basta anch’all’anatra padana
la malandata banda pataccara
Vaffa! va fatta andar all’alta bara.

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