Esta selva e selvaggia e aspra e forte

Non so se sia per colpa di ‘sto clima
Da finta estate, caricata a salve,
O se sia la mancanza d’un enzima,
Ma lo spirto guerrier mi si dissolve
E scema a poco a poco l’autostima.
Certo, direte, tutti qua s’evolve.
Ma se il mio lapis non produce schizzo
Io dopo un poco -ahim?- lo somatizzo.

E allora mi riunisco e m’analizzo
E’ forse questa l’ultima stazione?
E’ forse l’estro mio ormai vizzo?
Non sono che un eterno gingillone
I’ vignettista in me gli? pers’ ? gguizzo…
La rima ? solo l’ultima illusione
Di questa testa ciondola e bislacca.
Settembre, andiamo, ? tempo… si sbaracca?

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Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

O voi che m’incontraste navigando
Caro vi possa essere il saluto
Che da ‘sto blog vi lancio di rimando!
Saluto quindi il primo intervenuto
Il cui commento ho esaminato a fondo
Tanto l’aveo in cor mio temuto.
Caro Magnolfi di citta’ del fiore
Vicino di concorso, porta ed umore,

Hai indovinato, caro buon signore,
Che proprio d’Arno mossi i primi passi
Ed in fiorenza vissi, finche’ amore
Non volle che di fior, prato facessi.
La carriera mia di rimatore
E’ breve piu’ di quanto io volessi
N’ho sempre avuta un po’ d’inclinazione,
Ma mai ho approfondito la quistione.

Rimo qua e la’, senza mai convinzione,
Fin’ a arrivar un di’ lassu’ a Fossato
Dove distratto dalla situazione
Presi per terzo il premio a me assegnato
Quando non era che special menzione
Per un componimento acrosticato.
Perdonami se puoi, mio caro amico
Correggero’ l’errore, ‘e te lo dico.

Saluto quindi poi quell’altro chico
Che ebbe la bonta’ di commentarmi
Mentre mi riposavo sotto il fico.
Con te e’ dovere di complimentarmi
Per l’uso arioso de lo verso antico
E per la poesia de li tuoi carmi.
Scrivi, Sonetti, fa’ la tua canzone
E quando vuoi, torna in questa stazione

Dove si cerca la soddisfazione
Facendo il verso ai veri bernescanti
Se fate circolar l’informazione
Un giorno ‘e si potrebbe essere in tanti
Da fare insieme una associazione
Di blogger divertiti e divertenti
Che si rincorrano di rima in rima
Nel modo in cui ‘e si faceva prima.

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Che la diritta via era perduta

Tanta ? la roba che farei una lista
Pi? lunga del programma dell’Unione,
Ma correrei anche’l rischio d’una svista
Come la TAV p? Prodi, quel testone,
Che per toglier di mezzo il piduista
Rischia di fare solo un frittatone.
E allora tanto val che passo passo
Io vada avanti, senza gran fracasso.

Prendiamo, per esempio, lo smargiasso
Ch’? stato Presidente del Consiglio:
Siam tutti ad aspettarne il contrappasso
Che sciolga finalmente il gran groviglio
D? suoi interessi, che ne taccia il chiasso,
Che molli la sua presa il grande artiglio.
Questo paese ? ancor malato al cuore
C’? da rif? l’Italia, bimbi, o m?re.

Perci? forza e coraggio, Professore,
Abbiam perso dieci anni di progresso
Perduti dietro ad un televisore…
Ora che hai vinto, lui di l? ‘un l’ha ammesso
E dice camperai ventiquattr’ore.
Io t’auguro d’avere un buon successo.
E non mi dite che mi sto illudendo,
Lasciatemi dormir, se sto dormendo!

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Mi ritrovai per una selva oscura

E quindi eccoci qua, miei siori e siore
E ora icch? si fa? Ci si gingilla?
Eh s?, non serve mica un professore
Per dir che se son solo, ahim?, vacilla
La peregrina idea che con ardore
Proposi a tutti voi qui della villa.
Perci? lettori cari, se potete
Invece di cliccar, partecipate.

Ora vi dico che, se voi volete,
E se vi garba quest’iniziativa,
Bisognerebbe che per questa rete
Trovaste della gente positiva
Ed esortarla a scrivere dovete
Cos? che noi si possa render viva
Anche qui quella nuova vecchia rima
Di cui di gi? se ne parlava prima.

Di certo io non sono una gran cima
Ed anzi ho solo appena cominciato
Di me non ho mai avuto grande stima
Per? il coraggio non m’? mai mancato
Ed anche se non l’ho mai fatto prima
A questo gioco mi so’ appassionato
E spero d’aver forza quanto basta
Per scriver tutto quello che c’ho ‘n testa.

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Nel mezzo del cammin di nostra vita

‘E stavo navigando sulla rete
Che tanto ricca e tanto piena pare
Quando mi piglia un fr?ccico, una sete:
Ma ci sar? qualcuno, in questo mare,
Che faccia un blog -dicerto, vu’ direte-
che erediti l’antico e bel poetare
Degl’improvvisator che tanto prima
Giocavano per via all’ottava rima?

Vediamo un po’ su Google: quella cima
Qualcosa mi dir?, di raro tace.
Quel gran buglion di cui s’ha tanta stima
Giammai potr? fallir, giammai ? fallace.
E capirete voi come la stima
Nella tecnologia mi sia scemata
Nell’aver tanta falla scoperchiata!

Ma come mai quell’arte scanzonata
Non ha trovato casa in blogosfera?
Millanta rime nuove l’han trovata
E, son sicuro ? cosa veritiera,
Anche l’Ottava va catalogata
Nel mondo nuovo, nella nuova era
Che fa dell’elettronica dimora
e delle nostre vite ? ormai signora.

Questa questione andrebbe evasa, ? ora,
Ma non l’ha fatto ancora chi dovrebbe,
Perci?, se ? solo a me che il caso accora,
Il peggio rimator che dio conobbe,
Ebbene sia, coraggio, alla malora!
Sar? una figuraccia? s?, potrebbe.
Ma cari Bixi miei, anema e core:
Qui si faranno ottave, o si muore!

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Fanfole

Ci son dei giorni vànveri e festicchi
col cielo tutto gnacchi e timparlini
i giorni in cui le fanfole in zirlecchi
ludèrchiano coi fòrnagi tra i pini;

Ma oggi è un giorno smégio e lombidioso
e anche se il sole zàmpiga e leona
il cielo pare gnàlido e budrioso
E plògida sul mondo infragelluto.

In mogna micrargìa, nell’infrabosco,
smògian i maraìni, il lonfo ed il bernecchio
Ed anche il vecchio Troncia è bégio e fosco.
Oh, gnàcche, gnàcche, gnàcche, ad urlapicchio!!!!

Con un po’ di ritardo, ma voglio salutare anch’io, imitandolo indegnamente, un grande.

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Benvenuti sul mio BLOG!

Ben arrivati, gentili utenti
E accomodatevi sulle poltrone
Non annoiatevi, siate contenti,
Vogliate concedervi un’evasione
Entrando, con molte poche pretese,
Nel milionesimo blog della rete.
Un avvertenza soltanto, cortese,
Tanto lo so che voi mi capirete:
In verticale ora mi rileggete!

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