All’alba Bashar Assad andrà a ammazzà

Barack s’affanna, annaspa, fa la tara.
calma, gratta la capa, s’attarda: ma la gatta va rapata.
All’alba farà far bang?
la massa ammazzata, già… fa mal all’alma….
Gassata, ma… da Bashar al-Assad? dalla barbara santa armata araba?
Basta: salvarla! Assad par Saddam!
ma dar la mazzata, farà campar la razza damascata?
Bashar cadrà, ma la casbah sarà salva?
la madrassa farà la brava?
Papa fa: “Basta alla mattanza, raga!”
Ankara avalla, va là la vassalla banda franca: ma basta?
Andar là sarà altra azzardata cazzata afghana?

(il titolo del post si rifàindegnamente ad una celebre raccolta di sonetti monovocalici di Giuseppe Varaldo)

Condividi:
Share

Lettera al segretario del PD in ottava rima

traduzione in ottava rima di un post di @asinomorto, ché quando le cose si scrivono giuste vengono già piene di endecasillabi spontanei, fateci caso.

(mi riesce meglio mettere in rima i pensieri altrui che in ordine i miei…)

 

Io, del Pd, io, sono un elettore
Perciò n’ho viste tante e n’ho ingoiate
Ho votato alle Primarie con fervore
Sottoscrivendo anch’io le lenzuolate
Per dire sì: sono un ammiratore
(che poi chissà che cosa intendevate)
per dire cosa abbiam mandato giù.
E quindi posso, parlo, e ‘un taccio più.

Perché in questi anni, dur come caucciù,
bicamerali e inciuci, ne ho accettati
compromessi, distinguo e suppergiù
ed alleanze a pseudomoderati
gran ritirate, cambi di menù
Perfino gli altri umani bombardati
La realpolìtik, gli sputtanamenti,
Al centro a destra o in giù gli spostamenti.

Ed ho accettato tutti ‘sti accidenti
perchè credo alla giustizia sociale,
Alla Costituzione, ai Resistenti,
Alla responsabilità totale
della società civile, agli argomenti,
ai conflitti sanati in modo solidale,
ai Diritti Civili, all’equità,
all’Articolo 1 e agli altri, in parità.

Alla trasparente contendibilità
le regole di una democrazia che vive
E al sol dell’avvenire, ma sì, và!
alle magnifiche sorti e progressive!
Tutte questo nel PD c’è stato e sta
E tutte le altre sponde ne son prive
Per questo lo votai: per gli attributi,
fatti non fummo per viver come bruti.

E certo che sono spocchioso! acuti!
E radicale scìcche da salotto,
intellettual del menga (see, saluti),
La mia morale è un metro e novantotto!
Ma meglio io che certi altri venduti
il cialtrone, l’immorale ed il corrotto
piccola arcaica borghesia umbertina
Che tutti i fasci tiene giù in cantina.

Meglio essere così che in naftalina
tener omo-xeno-misoginia
Meglio così che vittima o pedina
Di slogan populismi, e così via,
accecato dalla Sua parlantina,
della tecno-visione in bulimia,
della facile semplificazione
Preferisco così, per convinzione.

E proprio per questa mia situazione,
che ora basta, troppe ne ho mangiate
avevo figli, impegni, una riunione,
Son stato un po’ lontano quest’estate
Ma è finita anche questa stagione
Colpa a nessuno, spero mi scusiate
Ma ora basta, fuor dell’imbarazzo
Saliamo a bordo e ci restiamo, cazzo.

Bersani mio, che non sei più un ragazzo,
democraticamente eletto segretario
E’ lungo tre milioni il tuo codazzo
Io non ti lascio triste e solitario
Hai ancora la mia stima, ti fai il mazzo,
Sei nonostante tutto un tipo serio
Hai sempre la mia stima e il mio rispetto
Ma niente strategiette da furbetto.

Ora voglio un programma in un mesetto
Che di sinistra abbia i controcazzi
che sia davvero sopra ogni sospetto
con pochi punti chiari e no intrallazzi
Che sia la ripartenza, lo scudetto
Che sia la redenzione dal Tafazzi
E poi si cerca i voti in parlamento
E grazie a chi ci scrisse il Documento

E se Grillo o anche altrui fa sbarramento
Si prenda il peso delle conseguenze
Muoia Sansone e i Filistei, anche cento
Siam mica qui a fare le sguerguenze!
Facciam vedere a tutti in parlamento
Che cosa siam, quali nostre eccellenze
La nostra non è spocchia, s’ha a spiegare
ma speme insoddisfatta di volare.

E poi congresso: tutto è da cambiare
Testa, cuore, anima e interiora.
Giusto un amico dica cose amare
Dovete uscire, è giunta questa ora.
Ne avete avute tante da affrontare
Colpe voi no.. voi sì, anche, alla buon’ora!
vi riconosco il pregio: aver creato
Un posto vero, vivo, ed abitato.

Ci sono teste, idee, è già avviato
Renzi e Civati, due esempi di futuro,
Tempo che è tempo venga coniugato
Scelga il congresso, il PD è già maturo
Facile, forse sì, ho semplificato
Ma non son mica io un politbùro
Io piango, e prego, e giungo le mani
Viva l’Italia, vivano gli italiani!

Condividi:
Share

Previsioni foscole

“A Matteo”

    Forse perché del cavalier uscente
tu sei l’imago, a me a verso non vieni
o Renzi! E quando ti corteggian gente,
donne lascive, e personaggi alieni,

    e quando dal verboso aere inquiete
tenebre e lunghe alla sinistra meni
sempre sei intervistato, ché le secrete
vie per Arcor soavemente tieni.

    Vagar mi fai col tuo pensier difforme
che va dal nulla interno, e intanto fugge
questo reo tempo; e fan con te le norme

    delle primàr con cui ci si distrugge!
e mentre io guardo la tua face, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Condividi:
Share

Sinistra sbolenfia

E la Sinistra, sinistra, somministra
Varie carie dentarie alle primarie:
si registra l’ex ministra o chi amministra,
Fanno malanno e danno l’orticarie.

Renzi: sentenzi, e, di silenzi, pochi.
Bersani: mani in mani, e invece: troppi.
Civati e i ‘nati’: andati fuor dai giochi.
Progetti stretti, già letti, e un po’ zoppi

Si spera in rosso di sera? c’era: Vendola.
Ma l’abbini agli abomini di Casini,
E alieni, ottieni freni, dividendola.

Grillo è un assillo, oscillo, fo confronti…
Adesione all’astensione a profusione?
Codesta banda è funesta… resta Monti.

Spiegazioni
Un branco di poeti pazzi mi ha recentemente iniziato su facebook alla pratica del sonetto sbolenfio (poi si dice della dannosità sociale dei social network), del quale -incredibile a dirsi- ignora l’esistenza perfino wikipedia (anzi, qualcuno dovrebbe provvedere).
I sonetti in quesione sono autentiche torture per l’avventato poetastro che voglia cimentarvicisi. Prevedono la presenza del più possibile numero di rime interne ai singoli versi, e preferibilmente (cosa che io però non ho rispettato) rime sdrucciole. Con ogni probabilità andrebbero scritte su di una gamba sola mentre ti scappa la pipì, per rendere la cosa ancora più acrobatica.
Siamo gente strana, in effetti.
Dai miei brevi studi, assistito dall’esimio prof. Gùgoli, la pratica risale ai componimenti di Argia Sbolenfi, alias Olindo Guerrini, notevole personaggio di fine ottocento che non conoscevo perchè sono un illetterato, e che non sfigurerebbe in certi gruppi facebook d’oggidì.
Di lui parla wikipedia in questa pagina (sembra un Jean Reno ante litteram).
Qui altre notizie, e qui le rime di Argia Sbolenfi integrali.

Condividi:
Share

Lecturae Esodantis – parte terza – finale

Dopo la prima e la seconda parte, ecco il gran finale del celeberrimo canto V-bis, in cui si narra del girone degli esodati, dove il poeta incontra due anime eternamente legate fra loro, in espiazione, anch’essi esodati dal futuro incerto: Bersani e Alfano. Ed è il più anziano dei due che prende parola:

 

      «O elettor grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che nel tempo sottraem lo scrigno,

      Sul grillo il voto tuo non sia riverso,
noi qui brighiamo ancor per la tua pace,
abbi pietà del nostro mal perverso.

      Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ’l vento, come fa, ci tace.

      Trema la terra dove nato fui
In quella valle dove ’l Po discende
che ora ha pace, co’ seguaci sui.

      Monti, ch’all’alto scran ratto s’apprende
prese costui deh la bella poltrona
che mi fu tolta: e ’l modo ancor m’offende.

      Monti, che nulla tassa evader perdona,
mise quest’uom a dar con me manforte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

      Monti condusse noi ad una morte:
E Grillo attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

      Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso e tanto il tenni basso,
Che un giornalista disse: «Beh? Che pense?».

      Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

      Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Piergigi, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

      Ma dimmi: al tempo dei vecchi rigiri,
perchè e come concedeste a Arcòre?
Ne conosceste i palesi raggiri!».

      Ed egli a me: «Non ho maggior dolore
che ricordarmi del tempo felice
in cui bastava dar contro al Signore.

      Ma se conosci l’antica matrice
del mio partito e da che cosa è affetto,
capirai che mi lega a ‘st’infelice.

      Litigavamo un tempo per diletto
finchè lo spread un dì non ci costrinse
a darci mano invece che dispetto

       In più fiate re Giorgio ci convinse
Ad appoggiar governo a entrambi inviso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

       Quando leggemmo un giorno all’improvviso
Questa riforma della Dea Badante,
Dicemmo ‘faccia lei’ e fu deciso:

      e la votam con man tutta tremante.
Galeotta la riforma e chi la scrisse:
quel giorno più non fum significante».

      Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
ne ebbi men che sole in un’eclisse.

      E cadder come corpo morto cade.

 

 

…e pensare che qualche mese fa pensavamo fosse cominciato finalmente il purgatorio… Ahi serva Italia… no, ora basta, tranquilli, mi calmo.

Che mi perdoni il Sommo tanto ardire.

Condividi:
Share

Lecturae Esodantis – parte seconda

Continua dalla puntata precedente, gentilmente ripresa da bimboalieno, -il cui blog vi consiglio per tutt’altri migliori motivi-

[…]
      E come i candidati al cda Rai,
che fanno in aer di sé sì lunga riga,
così vid’io venir, traendo guai,

      ombre portate da la detta briga;
per ch’i’ dissi: «Susanna, chi son quelle
genti che la megera sì gastiga?».

      «Li primi di color di cui novelle
tu vuo’ saper», disse Camusso a botta,
«furono quei cui alzaron l’asticelle

      Fecero la lor strada interrotta,
fidando la certezza della legge,
Che invece guarda lì com’è ridotta.

      Son quattrocentomil di cui si legge
cui Mastrapasqua fece quella chiosa,
E ancora Monna Elsa non corregge.

      sessantacinquemil è poca cosa,
Pure s’ostina a non vederne il neo
Tant’è caparbia, quella vecchia sposa.

      Altri cinquanta, forse, e marameo,
potran trovar posto tra le postille,
Purchè rimanga intatto il suo trofeo.

      Tutto molto italiano». E più di mille
ombre mostrommi ed indicommi a dito,
che non poteo creder alle pupille.

      Poscia ch’io ebbi tutto questo udito
ed ebbi maledetto i ministeri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

      I’ cominciai: «Susanna, volontieri
parlerei a quei due che ’nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».

      Ed ella a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi di quanto gliene frega
Di tutto ciò. Che pena… ma verranno».

      Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a Ballarò, s’altri nol niega!».

      Quali colombe dal disio chiamate
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere dal voler portate;

      Sono Bersani e Alfano, e già sorrido,
a noi venendo per l’aere maligno,
sì forte fu l’affettuoso grido.

[continua]

Condividi:
Share

Lecturae Esodantis

(dall’idea di un twit di bimboalieno)

      Così discesi dal cerchio operaio
giù nel novissimo, in do’ si tir la cinghia,
e tanto fa dolor, che punge a guaio.

      Stavvi Fornero orribilmente, e ringhia:
Calcola i contributi co n’occhiata;
giudica e manda secondo ‘stamminghia.

      Dice che quando l’anima d’annata
le vien dinanzi, resta sì perplessa;
ed ella con la ruga corrucciata

      Calcola il quid con formula complessa
e piange con dolor in quelle volte
che trova un altro ch’affolla la ressa.

      Sempre dinanzi a lei ne stanno molte;
vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
dicono e odono, ma mai verranno ascolte.

      «O tu, già pronto al doloroso ospizio»,
dissemi Elsa quand’ella mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

      «guarda che c’entri, e mica ci hai da ride:
t’inganni se vorresti non intrare!».
Ecco Camùs, la duca mia: «Che gride?

      Ti vo’ impedir lo suo fatale andare!»
«vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».

      Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

      Io venni al limbo senza contributo,
perchè il lavoro mio era in tempesta,
e da contrari venti combattuto.

      La crisi infernal, che mai non resta,
ai meno accorti fa la sua rapina;
«E lei lo sa, non faccia la modesta».

      Quando giungemmo innanzi a la ruina,
A zero il pil, corrotto il parlamento,
si bestemmiò anche la virtù divina

      Scordando che così fatto tormento
Era dovuto ai moti elettorali,
Che Silvio soggiogò, col suo talento.

      Ed ora qui c’è lei che tarpa l’ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena
che contributi un n’ha previdenziali.

      di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.

(Continua)

Condividi:
Share

Ermetismo sanremese

Respirare la notte.
Un pallone al posto del mondo.
Canzone per un figlio?
Sono solo parole.
Il mio grande mistero non è l’inferno,
Sei tu, la tua bellezza per sempre.
E tu lo chiami Dio.
Ci vediamo a casa, Nanì.

                        (da Flavio Sten, “Risme”)

Festival di Sanremo(della serie vecchie-vignette-che-vanno-sempre-bene)

Condividi:
Share

Oggi comincia il Purgatorio

Era già tutto previsto.

Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;

e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno.  

Il Poeta si trova in mezzo a un paese invaso dalle alluvioni più disparate, ma con la certezza di aver finalmente dietro le spalle i giorni bui dell’inferno berlusconiano, e si appresta alla nuova fase politica che attende il paese, fatta di riforme dolorose e necessarie, affinchè si possa infine assurgere ad una nuova era di pace.
Ma qui la morta poesì resurga,
o sante Muse, poi che vostro sono;
e qui Calïopè alquanto surga,

seguitando il mio canto con quel suono
di cui le Piche misere sentiro
lo colpo tal, che disperar perdono. 

Il Poeta invoca adesso le muse, Europa e BCE, veri spiriti guida di una nazione allo sbando, e che diedero quel colpo fatale che fece dubitare della possibilità del perdono. Evidente il riferimento al ‘punto di non ritorno’ più volte sfiorato dallo spread Bund/Btp.
Dolce color d’orïental zaffiro,
che s’accoglieva nel sereno aspetto
del mezzo, puro infino al primo giro,

a li occhi miei ricominciò diletto,
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e ’l petto.
 

Qui secondo alcuni si allude al sospirato inizio dell’era dell’acquario, più volte annunciata dalle profezie di mezzo globo, ma più probabilmente l’orïental zaffiro è da intendersi come l’arrivo del capitale cinese in soccorso alla nostra economia, che ridà fiato e speranza alle cupe visioni del Poeta.
Lo bel pianeto che d’amar conforta
faceva tutto rider l’orïente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta.

I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.

Goder pareva ’l ciel di lor fiammelle:
oh settentrïonal vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle!

Evidente l’allegoria all’Italia, culla di bellezza e cultura ridotta ad essere zimbello degli stranieri per via dei festini sessuali del premier. Con pietà, poi, il Poeta volge lo sguardo allo schieramento di centrodestra, così malmesso, e ripone le speranze nel nuovo movimento Cinquestelle.
Il Nord, orfano del mito padano, è alla disperata ricerca di nuovi lumi.
Com’io da loro sguardo fui partito,
un poco me volgendo a l’altro polo,
là onde ’l Carro già era sparito,

vidi presso di me un veglio solo,
degno di tanta reverenza in vista,
che più non dee a padre alcun figliuolo.
 

Poi il Poeta guarda a sinistra, e constata che il Carro, la “gioiosa macchina da guerra”  è solo un lontano ricordo, e solo un vegliardo regge la baracca, unico degno di reverenza. Come non notare l’evidente allusione al Capo dello Stato, unico punto di riferimento della sinistra attuale?

…To be continued…

Condividi:
Share

Verso le seimila

Alesub 5960
 atteggiamenti e sguardi preoccupati
 ma ancora non gli cascano le braccia
 al nostro che mignotte e deputati
 al suono di contanti si procaccia
 dei servi prima proni ora ingrati
 gli fanno disinvolti voltafaccia
 finito silvio calma la corrente
 vorrebbero parla’ ancora alla gente

mao 5961
 vista in tivvù la fine d’un potente
 da culone e abbronzati abbandonato
 rideva ancor costì, come un demente,
 e non capiva d’essere arrivato.
 “il popolo italiano è ancora abbiente”
 ripete ancor, ma è un pugile suonato.
 nessuno che lo toglie dalla gogna,
 forse vorrà morire di vergogna.

Alesub 5962
 diamogli un’altra spinta se bisogna
 sebbene sia ridotto quasi all’osso
 di fare ciò che deve non si sogna
 e raschia ancora il fondo a più non posso
 grattando più di un cane con la rogna
 degli italici guai ingrandisce il fosso
 dal giorno della prima messa in onda
 assieme a lui il popolo sprofonda

LUCA 5963
 Che possa fare una fine immonda
 con tutti quei che il cul gli hanno leccato
 Sian essi d’una o di quell’altra sponda
 Di destra, di Sinistra o del Papato
 C’è chi gli scaverà la fossa fonda?
 A Waterloo infin lui è arrivato
 Del cigno il canto ormai prest’ udiremo
 con Apicella andrà pure a Sanremo!

Roberto C. 5964
 E l’Ott’Ottobre forse smetteremo
 di lottar con l’ottave finalmente
 contro il nano ma noi non cesseremo
 di criticare il nuovo delinquente
 che in parlamento come da San Remo
 cercherà di bruciare a noi la mente
 l’avvertiamo: non far come i maiale
 perché stavolta la può finire male.

mao 5965
 del suo tramonto ormai ha preso ‘l viale,
 ma non m’inganna, ‘un pò fingersi morto
 oppur mimetizzarsi, l’animale,
 farmi non potrà più nessun torto
 perchè lo tratterò come un mortale
 e il tiro mio non è mai stato storto.
 la rima mia spezzata, e pur fallace
 di portar danni al nano è ancor capace

Alesub 5966
 nel caminetto suo è spenta la brace
 pur se qualcun ci va alitando ancora
 vediamo le scene di chi non tace
 perchè ulteriori benefici implora
 zompare il fosso a molti non dispiace
 finge anche lui che non se ne addolora
 di vincer non lo lascia la speranza
 comprando voti per la maggioranza

mao 5967
 adesso abbiamo messo l’ignoranza
 sul podio delle emerite virtù
 ognuno può parlar con arroganza
 e dir che dopo il nano ‘n ce n’è più
 dimenticando con quanta eleganza
 il bel re sole fu tirato giù.
 di diluvio parlava il bel sovrano
 ma lui era re e non soltanto un nano

ATRIDE 5968
 La rima ci avrà sì preso la mano
 Ne manca trentadue per fà seimila
 Però non sono certo andate invano
 Visto l’epilogo che ci si profila
 Presto ci si disvelerà l’arcano
 L’ora sarà di riserrar le fila
 Se arriva questo sisma sussultorio
 Finirà inferno e inizia il purgatorio.

Alesub 5969
 le borse hanno andamento ondulatorio
 e questa non è certo cosa nuova
 purtroppo è da tempo un fatto notorio
 ma una ragione in più il mercato trova
 che mostra il suo carattere aleatorio
 se silvio a dir che si dimette prova
 esultano i listini ma poi nega
 e l’euforia frustrata si ripiega

ATRIDE 5970
A lui gli importa una ricca sega
Di quel ch’è giusto o no per il paese
Se mezza italia dentro un fiume annega
E l’altra non arriva a fine mese
Contano i suoi interessi di bottega
E se la tal ministra abbia il marchese
Di certo non si vuol levar di lì
E neanche comprarsi un par di bittippì

http://it.groups.yahoo.com/group/ottav_antiberluska/

Condividi:
Share