Di me che son l'Atrìde, o navigante,
Testè hai trovato il blog raccoglitore
Di cose dentro ce ne trovi tante
Pessime o buone, ma fatte con l'amore
Di chi si finge ancora principiante
Per meglio assecondar il proprio umore.
Vivo come si vive questa vita
sempre nel mentre, sempre in risalita
Ma quando posso prendo tra le dita
Quel che mi riesce di capir del mondo
Lo infilo allora dentro alla matita
E lo disegno, e qui poi lo diffondo
A voi viandanti, in forma gratuìta...
Non sono altro che un gran vagabondo!
Se nel cliccar sarete più contenti
Fatemelo sapere nei commenti
In fondo non vi chiedo emolumenti
E né pretendo d'essere una cima
Mi basta dar momenti divertenti
Per sopportare questa pantomima
Che noi chiamiamo vita. E gli accidenti
Graditi mi saran quanto la stima
Che mi vorrete, se così vi pare.
Se no, sapete 'ndo potete andare! ;)
Queste primarie mi hanno fatto tribolare un sacco. Nel senso buono, intendiamoci: continua a sembrarmi un miracolo la civiltà in cui si sono svolte, e l’attenzione ai programmi dei candidati invece che ai candidati stessi, anche se i confronti tv sono giocoforza superficiali.
Tanto che, pur non avendo un ‘mio’ favorito, mi sarebbero andati bene tutti (si fa per dire), e di certo voterò questa coalizione, che il leader abbia o meno i capelli sulla fronte. Ho anche pensato di non votare, e far scegliere al destino, però sarebbe stato un peccato non poter dire ‘io c’ero’.
Allora chi scegliere? Bersani è sufficientemente affidabile e credibile per la sua esperienza e nel garantire una evoluzione nella ‘continuità’, nel non escludere nessuno a priori. Un bravo umarell. Però ogni cosa la fa “un pochino, piano piano…”. Il momento sarebbe invece quello dell’ora o mai più, del cambio netto, radicale. L’Italia VA cambiata. Se non ora, quando? E accidempoli al Renzi, l’ha occupato bene, quel fronte. Trovo sostanzialmente giuste le motivazioni degli endorsement renziani, come questo. Però, oh, ragassi, c ‘è un problema. E’ il Renzi: quello di Marchionne, delle battutine, della privatizzazione dell’Ataf, del fo-tutto-io, degli slogan, del divorzio dal Civati.
C’è qualcosa di nuovo, oggi, nell’aria, anzi, di antico. Qualcosa che non va bene, che non basta, nella proposta di Renzi. Manca il ‘con chi’. Ché son d’accordo che non dev’essere Casini, ma non può neanche essere lui da solo, con qualche amico suo.
Se c’è qualcosa che la crisi ci insegna (e l’esperienza: domani faccio pure 42 anni, ormai sono a metà strada tra il vecchio e il bambino), è che bisogna il più possibile comporre tutte le esigenze. Quelle sane e oneste, naturalmente: al culo tutto il resto.
E non mi piace quel messaggio del “se non vinco, torno a casa, e chi mi ha votato è libero di andarsene”. No, se non vinci arrivi secondo, e allora hai una responsabilità enorme, che è quella che ti ha dato chi ti avrà votato, che è amico mio uguale. Non puoi andare a casa, devi star lì, a cercare anche tu di acchiappare il tacchino sul tetto. E se vinci, simmetricamente, devi includere e rappresentare anche chi non ti ha votato.
Insomma, via, voto Bersani, del resto è la prima volta che mi capita.
Ma con un sacco di se e di ma, perché anche Matteo ha una buona fetta di ragione. Perciò non voglio che nessuno gli torca un capello, da lunedì. Del resto, dà molta più soddisfazione tirare i baffi a D’Alema, e spettinare Rosy Bindi.
Un vecchio e un bambino si preser per mano
E andarono insieme al tg della sera.
Bandiera rossa suonava lontana
Lo studio brillava di luce non vera.
Il centrosinistra sembrava arrivare
Fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare,
E tutto d’intorno non c’era nessuno
Solo il tetro contorno di torri di fumo.
I due contendevano quel che rimaneva,
Il vecchio parlava, e l’altro correva.
“Sarò presidente”, diceva Bersani
Seguendo il ricordo di miti lontani.
I vecchi subiscon le ingiurie degli anni
Non sanno distinguere il vero dai sogni,
I vecchi non sanno, nel loro pensiero
Distinguer nei sogni il falso dal vero.
E Renzi diceva, guardando lontano,
“Immagina questo coperto di grano,
Immagina i frutti, immagina i fiori
E pensa alle voci e pensa ai colori
Nel centrosinistra, laddove si perde,
Ricrescono gli alberi e tutto ora è verde,
Non c’è più la loggia, si fa lo ius soli,
E torna il lavoro, e i gay ai matrimoni”
Il bimbo ristette, lo sguardo furbino,
Gli occhi guardavano il telefonino,
E poi disse al vecchio con voce sognante
“Mi piaccion le fiabe, ne racconto tante”
E la Sinistra, sinistra, somministra
Varie carie dentarie alle primarie:
si registra l’ex ministra o chi amministra,
Fanno malanno e danno l’orticarie.
Renzi: sentenzi, e, di silenzi, pochi.
Bersani: mani in mani, e invece: troppi.
Civati e i ‘nati’: andati fuor dai giochi.
Progetti stretti, già letti, e un po’ zoppi
Si spera in rosso di sera? c’era: Vendola.
Ma l’abbini agli abomini di Casini,
E alieni, ottieni freni, dividendola.
Grillo è un assillo, oscillo, fo confronti…
Adesione all’astensione a profusione?
Codesta banda è funesta… resta Monti.
Spiegazioni
Un branco di poeti pazzi mi ha recentemente iniziato su facebook alla pratica del sonetto sbolenfio (poi si dice della dannosità sociale dei social network), del quale -incredibile a dirsi- ignora l’esistenza perfino wikipedia (anzi, qualcuno dovrebbe provvedere).
I sonetti in quesione sono autentiche torture per l’avventato poetastro che voglia cimentarvicisi. Prevedono la presenza del più possibile numero di rime interne ai singoli versi, e preferibilmente (cosa che io però non ho rispettato) rime sdrucciole. Con ogni probabilità andrebbero scritte su di una gamba sola mentre ti scappa la pipì, per rendere la cosa ancora più acrobatica.
Siamo gente strana, in effetti.
Dai miei brevi studi, assistito dall’esimio prof. Gùgoli, la pratica risale ai componimenti di Argia Sbolenfi, alias Olindo Guerrini, notevole personaggio di fine ottocento che non conoscevo perchè sono un illetterato, e che non sfigurerebbe in certi gruppi facebook d’oggidì.
Di lui parla wikipedia in questa pagina (sembra un Jean Reno ante litteram). Qui altre notizie, e qui le rime di Argia Sbolenfi integrali.
Con quella faccia un po’ così
quell’espressione da PD
che abbiamo noi
che abbiamo visto Vendola
che ben sicuri mai non siamo
Che quel centro dove andiamo
non c’inghiotta e non torniamo più
Eppur parenti siamo un po’
di quella gente che c’è a SEL
che in fondo in fondo è come noi,
selvatica,
ma che paura
che ci fa quel male oscuro
che ci ferma anche le lotte
e non ci lascia mai.
Vendola per noi
che stiamo dietro alla lavagna
e andiamo ancora in piazza rare volte
e il resto è la solita lagna
Vendola, dicevo,
e’ un’idea come un’altra
Ah, la la la la la la
Ma quella faccia da PD
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi
mentre guardiamo a Vendola
ed ogni volta l’annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po’ randagi ci sentiamo noi.
Sinistra! scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea… fantasia!
…e intanto, nell’ombra dei loro armadi
tengono Lusi e vecchie magagne
lasciali! questi sondaggi elettorali!
L’UDC ha i giorni tutti uguali!
In un’immobile campagna
Elettorale magna-magna
i bandieroni rossi sono un sogno
e SEL è un lampo giallo al parabrise
…Con quella faccia un po’ così
quell’espressione da PD
che abbiamo noi
che abbiamo visto Vendola
che ben sicuri mai non siamo
che quel centro dove andiamo
non c’inghiotta e non torniamo più
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