Il renzian fuggiasco

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 Queste primarie mi hanno fatto tribolare un sacco. Nel senso buono, intendiamoci: continua a sembrarmi un miracolo la civiltà in cui si sono svolte, e l’attenzione ai programmi dei candidati invece che ai candidati stessi, anche se i confronti tv sono giocoforza superficiali.

Tanto che, pur non avendo un ‘mio’ favorito, mi sarebbero andati bene tutti (si fa per dire), e di certo voterò questa coalizione, che il leader abbia o meno i capelli sulla fronte. Ho anche pensato di non votare, e far scegliere al destino, però sarebbe stato un peccato non poter dire ‘io c’ero’.

Allora chi scegliere? Bersani è sufficientemente affidabile e credibile per la sua esperienza e nel garantire una evoluzione nella ‘continuità’, nel non escludere nessuno a priori. Un bravo umarell. Però ogni cosa la fa “un pochino, piano piano…”. Il momento sarebbe invece quello dell’ora o mai più, del cambio netto, radicale. L’Italia VA cambiata. Se non ora, quando? E accidempoli al Renzi, l’ha occupato bene, quel fronte. Trovo sostanzialmente giuste le motivazioni degli endorsement renziani, come questo. Però, oh, ragassi, c ‘è un problema. E’ il Renzi: quello di Marchionne, delle battutine, della privatizzazione dell’Ataf, del fo-tutto-io, degli slogan, del divorzio dal Civati

C’è qualcosa di nuovo, oggi, nell’aria, anzi, di antico. Qualcosa che non va bene, che non basta, nella proposta di Renzi.  Manca il ‘con chi’. Ché son d’accordo che non dev’essere Casini, ma non può neanche essere lui da solo, con qualche amico suo.

Se c’è qualcosa che la crisi ci insegna (e l’esperienza: domani faccio pure 42 anni, ormai sono a metà strada tra il vecchio e il bambino), è che bisogna il più possibile comporre tutte le esigenze. Quelle sane e oneste, naturalmente: al culo tutto il resto.

E non mi piace quel messaggio del “se non vinco, torno a casa, e chi mi ha votato è libero di andarsene”. No, se non vinci arrivi secondo, e allora hai una responsabilità enorme, che è quella che ti ha dato chi ti avrà votato, che è amico mio uguale. Non puoi andare a casa, devi star lì, a cercare anche tu di acchiappare il tacchino sul tetto. E se vinci, simmetricamente, devi includere e rappresentare anche chi non ti ha votato.

Insomma, via, voto Bersani, del resto è la prima volta che mi capita.

Ma con un sacco di se e di ma, perché anche Matteo ha una buona fetta di ragione. Perciò non voglio che nessuno gli torca un capello, da lunedì. Del resto, dà molta più soddisfazione tirare i baffi a D’Alema, e spettinare Rosy Bindi.

Ah, e da martedì voglio vedere mantenuta la prima promessa, addirittura pre-elettorale: le primarie per i parlamentari.

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