Lecturae Esodantis

(dall’idea di un twit di bimboalieno)

      Così discesi dal cerchio operaio
giù nel novissimo, in do’ si tir la cinghia,
e tanto fa dolor, che punge a guaio.

      Stavvi Fornero orribilmente, e ringhia:
Calcola i contributi co n’occhiata;
giudica e manda secondo ‘stamminghia.

      Dice che quando l’anima d’annata
le vien dinanzi, resta sì perplessa;
ed ella con la ruga corrucciata

      Calcola il quid con formula complessa
e piange con dolor in quelle volte
che trova un altro ch’affolla la ressa.

      Sempre dinanzi a lei ne stanno molte;
vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
dicono e odono, ma mai verranno ascolte.

      «O tu, già pronto al doloroso ospizio»,
dissemi Elsa quand’ella mi vide,
lasciando l’atto di cotanto offizio,

      «guarda che c’entri, e mica ci hai da ride:
t’inganni se vorresti non intrare!».
Ecco Camùs, la duca mia: «Che gride?

      Ti vo’ impedir lo suo fatale andare!»
«vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».

      Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

      Io venni al limbo senza contributo,
perchè il lavoro mio era in tempesta,
e da contrari venti combattuto.

      La crisi infernal, che mai non resta,
ai meno accorti fa la sua rapina;
«E lei lo sa, non faccia la modesta».

      Quando giungemmo innanzi a la ruina,
A zero il pil, corrotto il parlamento,
si bestemmiò anche la virtù divina

      Scordando che così fatto tormento
Era dovuto ai moti elettorali,
Che Silvio soggiogò, col suo talento.

      Ed ora qui c’è lei che tarpa l’ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena
che contributi un n’ha previdenziali.

      di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.

(Continua)

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