Autunno carduccio

La pioggia ai sette colli
Paralizzando sale
E sotto il fortunale
Urla e palpeggia il Cav.

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ miti
Va l’aspro odor di crisi
L’anime ad incazzar.

Gira su ceppi accesi
Lo Stato scoppiettando:
Sta speculator fischiando
Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’ esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

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Forza Italia (post celebrativo del 2 giugno)

Per festeggiare la Repubblica nel suo 150°, e la mia recente prima vera ottava improvvisata (che non sentirete).

1.
Fratel d’Italia, L’Italia s’è desta!
Dell’elmo di Scipio ha cinta la chioma!
Dov’è Vittoria? Le porga la testa!
Ché Iddio la creò schiava di Roma!
Stringiamci a coorte tutti per la festa
Ché ci accomuna tutti un cromosoma
Condividiamo sì, la stessa sorte
Ma più nessuno c’è pronto alla morte
 
2.
La storia ancora ci bussa alle porte
Ma noi guardiamo la televisione
Con le nostre braccine troppo corte
Ci riteniamo fuor della tenzone
Il vento invece fuori soffia forte
E non sarà più eterno lo stellone
Ahi serva Italia di dolore ostello
Non donna di province, ma bordello
 
3.
Abbiam dato in appalto anche il cervello
A boss di mafie e furbi cavalieri
E ci portiamo dietro il gran fardello
Di debiti tangenti e fondi neri
Sparuto e compromesso è quel drappello
Degli italiani di cui essere fieri
Facciamo invece congratulazioni
A chi sputtana più le istituzioni
 
4.
Chi vien scoperto senza pantaloni
Viene acclamato per il suo coraggio
Accolto è con grandi acclamazioni
Chi della bandieruccia fa più oltraggio
E non importa più fare elezioni
Ci basta solo l’ultimo sondaggio
Il sol collante di questa nazione
E’ come sempre la televisione
5.
Da troppo tempo questa situazione
Ci intorpidisce i cervelli e i cuori
Ci son gli estremi di circonvenzione
Di incapaci telespettatori
In questa immane contaminazione
Soli comuni denominatori
Son l’arte di fregare il tuo vicino
E far di tutto tarallucci e vino
 
6.
Anche la cultura è ormai in declino
E solo ieri era un fiore all’occhiello
Chiude il teatro, aumenta il teatrino
E anche nella scuola c’è un macello
Ma poco importa: un altro predellino
Ripeterà lo stesso ritornello:
“Va tutto bene, voi datemi retta!”
E in sottofondo parte la marcetta
 
7.
E a noi tocca tirare la carretta
Dove ciascun si sente di sputare
Cala la paga, aumenta la bolletta
Siamo italiani se c’è da pagare
Il senso patrio invece assai difetta
Ce n’è in avere, ma per niente in dare
Guardala bene: è di cartapesta
E fondamentalmente disonesta
 
8.
Chi se ne importa! Dai, facciamo festa!
Anche il lombardo dica Forza Roma!
Di Garibaldi canticchiam le gesta
E tricolor tingiamo il perizoma
Orsù cantiamo! L’Italia s’è desta!
E la Vittoria le porga la chioma!
Schiava di Roma Iddio la creò!
Pronti alla morte: l’Italia chiamò!

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Cantami, o diva

vignette satira berlusconi al lumicinoDi nuovo, Concita.

È così bella, sai, questa vittoria,
molto più di un successo elettorale.
È la conferma della nostra storia
Che raccontiam da settimane uguale
Quella rivoluzion gentil che c’è nell’aria
Che sente chi vive il mondo reale
Finalmente il vento è cambiato
E gli italian la testa hanno rialzato!

Quelli alle Poste od al supermercato
(Questi leader politici ci vanno?
Un bollettino l’avranno mai pagato?
un detersivo mai lo compreranno?
Quel che si dice, l’avranno mai ascoltato?)
Chi fa trecento curricùlum l’anno
Quei pochi fortunati che alle strette
Ma avranno uno stipendio il ventisette.

Ci dicono, le elezioni suddette,
che se lo sguardo va verso altre cose
che non le miserande battagliette
tutte interne alle caste ed odorose
di muffa, privilegi e di pastette
c’è fuori un mar di genti speranzose
pronta a seguir chi sa farli sperare
e pronta a farlo ancora, ed a sognare.

Urla e menzogne non posson bastare:
non valgono lo sguardo di un ragazzo
come quello che è a Cagliari a cantare
Di cento Santanchè il grande schiamazzo;
Nè della Zia Moratti il suo parlare
O la sua messa in piega da strapazzo
Può niente contro l’amico di Osama
E il suo quieto sorriso ormai di fama.

Non son senza cervello come esclama
Il mister Berlusconi i milanesi
pazienza per i suoi appelli ad Obama
L’Italia gli smentisce questa tesi
Con le armi che il potere mai non ama
E che non ha ‘sta destra ormai in paresi
Passion, coraggio ironia ed onestà
Una risata vi seppellirà.

(To be continued, se ce la fo…)

La trasposizione in ottava rima degli editoriali di Concita De Gregorio è un servizio gratuito offerto da www.alessioatrei.it
qui qui qui e qui le puntate precedenti

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La Letizia Comedia

Letizia MorattiLo giorno se n’andava, e per fortuna
toglieva gli elettor che sono a terra
da le fatiche loro; e io sol una

 m’apparecchiava a sostener la guerra
mia contro la moschea ch’è di Sucate:
mi voterà la gente che non erra.

 O Silvio, oh Lassini, or m’aiutate;
o gente che scrivesti ciò ch’io dico,
qui si parrà la mia nobilitate!

 “Tu che mi guidi e tieni ‘l mio ombelico
guarda la mia virtù s’ell’ è possente,
prima che l’alto passo sia nemico.

Dicono sia di te, Silvio, parente,
corruttibile ancora, ed immorale.
Male m’andò, lo fu sensibilmente.

 Però, quell’avversario d’ogne male
cortese i fu, facendo tanto effetto.
E chi votea per lui, e ‘l chi e ‘l quale

 non pare degno d’aver l’intelletto.
Ei fu de le Brigate, (io ai tempi c’ero!)
Un terrorista, oh ciel: non venga eletto!

 Ed oltretutto, a voler dir lo vero,
di rubar auto ei ne mena vanto
Può esser’ei successor dello mio  ‘mpero?

 Sì, bè, all’andata, donde trae gran vanto,
intese cose che furon cagione
di sua vittoria e del papale ammanto.

 Andovvi tutti a quell’elezïone,
ma per recar conforto a quella fede
ch’è comunista, e via di perdizione.

 Ma io, perché venirvi? o chi ‘l concede?
Io moderata, io non Rom ‘e sono;
me degna a ciò né io né altri ‘l crede.

Per che, se dai votanti avrò abbandono,
temo che la tenuta tua sia molle.
Se’ savio; intendi me’ ch’i’ non ragiono».

 E qual è quei che disvuol ciò che volle
e per novi pensier cangia proposta,
E dalla terza poi rimette in folle,

 tal mi fec’ ïo ‘n quella oscura costa,
perché, parlando, rovinai la ‘mpresa
che fu nel cominciar cotanto tosta.

 «S’i’ ho ben la parola tua intesa»,
rispuos del miliardario solo l’ ombra,
«l’anima tua quel Pisapia l’ha offesa;

 Ed anche il mio percorso molto ingombra:
Se in tuo favor tutto ora non si evolve,
di gay islam e rom milan ne sarà ingombra!

 Con questi temi tutto si risolve,
dirotti perch’ io so che ai milanesi
Son quelle le sol cose che gli dolve. 

Or scusa, me ne torno a la mia ascesi,
Ché donna mi chiamò beata e bella,
tal che della sua età io la richiesi.

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Invece, in rima…

Ormai ho preso il vizio, Concita.

Incuriosisce sapere
(QUI anche con testo a fronte, per completezza)
Mentre Silvio interloquiva col suo pari
coi nomi dei futuri e sedicenti
responsabili sottosegretari
Giorgio Napolitano fa “accidenti!
Saranno cazzi suoi, semmai, magari
E responsabilità tua, se mi consenti,
Piuttosto mi incuriosisce sapere
Con quale maggioranza stai a sedere ».

E tutti quanti noi si vuol vedere
L’Italia intera – almeno quella parte
che con crescente affanno e per dovere
segue le convulsion di Bonaparte –
vorrebbe ben capire se son vere
Le voci che la lega sia in disparte
O se è manfrina di esperti marpioni
Oppure un organismo ormai carponi

Se insomma si può credere a Maroni,
od agli editoriali censurati
A Bossi, Calderoli, o Reguzzoni,
A chi li chiama in radio assai incazzati.
se è vero o no, diciamolo in soldoni,
Se alla rottura siano ormai arrivati,
come qualcun di loro fa capire
ed altri si prepara già ad agire

o se invece sian le vecchie spire
che l’aria elettorale fa tornare.
A Napolitano ha detto il vecchio Sire
che il voto del 3 parlamentare
è piano, si sa come va a finire.
Con Bancomat o assegno circolare?
bonifico bancario o con cambiale?
O col federalismo, sempre uguale?

Due giorni soli ha il vecchio sodale
per far rientrare la fronda leghista:
sfrutterà l’adunata clericale
per il prodigio suo da illusionista
ché santo non sarà, ma ahilui mortale,
e contro la festa sindacalista
Il primo maggio certo non lo adora
né tantomeno quello che lavora

Un’altra cosa, poi, alla buon’ora:
Si vuol sapere riguardo al buon Tremonti,
il siluro del Giornale ora lo sfiora
E lo avvisa della resa dei conti
Il metodo Fini-Boffo già riaffiora
“Giulio perde la testa” dan le fonti,
Del perfido e sulfureo direttore
“Olindo” per il suo predecessore.

c’è la manin di Giulio, sissignore
“Dietro allo strappo odierno del Carroccio
A quel che sta accadendo in queste ore
Il nostro Congiurato ha un buon approccio
Per mano di Tremonti e pel suo umore
La Siliquini ha in mano solo un coccio
sfumata di poltrona è la seconda
in pochi giorni, ahi che baraonda!

La gran partita, quella più feconda
Nomine, soldi, affari sottobanco,
banche, potere, tutta roba immonda
A sangue già si sta sbranando il branco
Il tecnico governo fa da sponda
Giulio l’aspetta, lo teme il saltimbanco.
Il presidente dai ben noti intenti
– nel primo giorno di bombardamenti –

Invasor anche di tv ubbidienti
come anche oggi l’Agcom rileva
ha detto un’altra volta ai quattro venti
la frottola non c’era e non sapeva,
Perfino Panorama, oh, accidenti!
ha fatto quello che più gli pareva
Non è il problema quel che dica ora
Il guaio è che c’è chi gli crede ancora.

Intanto anche l’Europa ci pignora
la Corte di Giustizia, ci ha bocciato
il reato di ‘clandestino’ (alla buon’ora)
In contrasto con la UE l’ha giudicato
Maroni “l’han con noi, alla malora!”
Ma ha lui e la lega il dente avvelenato
Come i bambini “Lui ce l’ha con me!”
Siam fuori norma sì, ma da tant’è.

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Concita in versi

LA LEGGE GUAINA
Editoriale di Concita di Gregorio in 5 ottave concatenate

Ora che la Lega gli ha garantito
altri quattro mesi di pazienza
dunque di vita (il voto è bell’e ito
Anche Fini s’è armato di pazienza),
Il vecchio Cavalier lordo e imbolsito
guarda i brutti sondaggi senza urgenza
E si concentra su ciò che è più urgente
i suoi processi: già, naturalmente.

La gara fra avvocati è divertente
E noi paghiamo tutti questi sarti
Inventano ogni giorno un salvagente
Oggi è la legge guaina cui aggrapparti.
A Vitali,novello astro nascente
Ghedini ordina “torna tra i reparti!”
Eppure era un gioiello, se pensate
la prescrizione primavera-estate.

Il testo dice che vanno abbuonate
Le marachelle ai vecchi incensurati
Specie se da Milano scatenate
dopo, rispetto ad altri imputati
Certo varran le cuti verniciate
E la bassa statur degli attempati
O avere protesi nei calzoncini
Hanno capito ormai anche i bambini.

Alfano illustrerà ai suoi affini
Questo progetto, stando serio in volto
Mentre il ministro caccia clandestini
A chi vuol risparmiar non darà ascolto
E spenderà un po’ più di quattrini
Spostando avanti il dì in cui verrà svolto
il referendum che deve fallire
Per non fare il padrone impensierire.

Ed il leghista s’abitua a sorbire
E trangugiare ormai ogni sconcezza
La spiegazione che non posson dire:
Paura hanno del voto, e con certezza
Anche del popolo che dovrebbe applaudire
Ma che acquisisce consapevolezza
Come quei fannulloni ed ignoranti
Che per la scuola, in piazza, saran tanti.

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Concita de Gregorio in ottava rima

UN TEMPO NUOVO (editoriale del 14 Febbraio 2011)

“Le donne in strada danno un nuovo tempo
E, per Josè, con loro voglio stare”
Pilar da Lanzarote, nottetempo
Ci scrive che con noi vuole firmare.
Anche Oscar e Marianna, nel contempo,
dicono grazie a questo roseo mare
“Donne d’Italia, vi siete fatte onore
e noi vi salutiamo con calore”

Ed a migliaia, di questo tenore
Messaggi, foto, mail, telefonate
“Qui è radio Berlino, per favore
Diteci che succede, raccontate!”
A nanna i bimbi che per molte ore
Han disegnato facce colorate
La piazza colorata sul cartone
Racconta al meglio di quest’occasione

Due suore che con determinazione
Vogliono la borsa per le consorelle…
Il Dies Irae arriverà, è in gestazione,
I musici suonano a catinelle
Dalla cantante arrivan due guaglione
“l’autografo ci fai?” “Sì, siete belle!”
E uomini, e bambini, e donne anziane,
Queste, di manifestazioni, sono sane!

E tanta gente per le vie romane
Che in piazza non c’è modo più d’entrare
E in tutte le altre piazze italiane
Di palloncini e donne un vasto mare
“L’amore è gratis”, e suonan le campane
“Nipoti d’altri zii, lasciaci stare!”
Ecco, silenzio, parla Mariastella:
“radical-chic!”, con voce da zitella.

E poi su questa grande piazza bella
Scende il silenzio, ne prende possesso
Finchè poi un solo grido lo cancella
“Ma se non ora quando?” e tutti: “Adesso!”
Chi piange e chi balla la tarantella
Chi ride e chi se ne gode il successo
Ognuno -si capisce- sta pensando
“Adesso sì, che il vento si sta alzando”

Non diteci che siamo qui a comando
O che siamo dei postsessantottini
Che è tutta una bugia e stiamo sbagliando
Non fate come il prode Minzolini
Che per non dire niente, il miserando,
Inventa e cuce assurdi servizini
E’ una bugia di gamba molto corta
Davvero, a noi, per oggi, non importa.

Non riuscirà neanche Porta a Porta
A rinnegar la forza delle cose
E’ qui d’intorno, ormai palese e sorta
Portata qui da tutte queste spose
E’ un tempo nuovo, e questo ci conforta,
Son queste malattie assai contagiose
Tacete adesso, servi del padrone,
Tacete ed ascoltate le persone.

“Si può cambiare questa situazione”
Dice Susanna “il futuro è nostro”
E’ il tempo di una altra rivoluzione
E’ tempo di distrugger questo mostro
Da oggi abbiamo una convinzione
Che l’altra Italia è in moto, e lo dimostro:
Ormai si è liberata del complesso,
Ma la domanda vera è: “E adesso?”

Il punto è -ammesso e non concesso
Che qualchedun ci sia che sia all’altezza-
Chi rappresenterà questo consesso?
chi politicamente avrà schiettezza?
Il miracolo che ha fatto l’altro sesso
Sia il ‘la’ a una nuova consapevolezza
Noi ci sarem con voi, ve l’assicuro,
E grazie a voi, che indicate il futuro.

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